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Pediatria
Caterina Fazion
pubblicato il 05-09-2024

Quale sport scegliere per i bambini?



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Sport individuali o di squadra? E se serve perdere peso o gestire patologie croniche? I certificati necessari e i consigli dell'esperta

Quale sport scegliere per i bambini?

Uno "sport ideale" per i più piccoli non esiste, viste le molte variabili da considerare che influenzano la scelta, come età, indole, sviluppo fisico e salute del bambino. Esistono però dei consigli che possono aiutare i genitori a orientarsi tra le numerose attività che vengono offerte. Scopriamoli insieme con la dottoressa Giulia Cafiero, Medicina dello sport dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

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PRIMO OBIETTIVO: DIVERTIRSI

Che lo svolgimento di regolare attività fisica sia fondamentale fin da piccoli per favorire una vita lunga e sana è fuori discussione, ma non dimentichiamo che, specialmente per i bambini in età prescolare, il primo obiettivo è quello di divertirsi.

«È essenziale che i genitori ricordino che introdurre i bambini allo sport fin da piccoli ha lo scopo di sviluppare la coordinazione e gli schemi motori di base, mantenendo sempre il focus sul divertimento. Spesso non si tratta di praticare sport veri e propri, ma di svolgere attività ginniche propedeutiche a discipline come pallavolo, pallacanestro o nuoto, progettate per migliorare la coordinazione e rinforzare le capacità motorie di base, che iniziano a svilupparsi nei primi anni di vita e si perfezionano con il tempo. È fondamentale che le società sportive propongano attività adeguate all'età e al livello di sviluppo psicomotorio dei bambini, per garantire un'esperienza positiva e stimolante».

 

GINNASTICA PER I PIÙ PICCOLI

Individuare l'attività fisica più adatta resta molto complesso e non bisogna lasciarsi guidare solo dalla preferenza del bambino. Scegliere uno sport di squadra o individuale, ad esempio, non dipende solo dalla sua indole, ma soprattutto dal suo grado di sviluppo motorio e della sua coordinazione.

«Per i bambini più piccoli sono particolarmente utili le attività sportive che prevedono una ginnastica generale. Ad esempio, il nuoto, che nel caso dei più piccoli è più opportuno definire "acquaticità", aiuta a familiarizzare con l'acqua, a coinvolgere tutti i distretti corporei e a sviluppare la capacità di gestire la respirazione sott'acqua. Altrettanto consigliata è la ginnastica propedeutica a discipline come atletica, pallavolo o calcio, che stimolano lo sviluppo di abilità motorie di base come camminare, saltare e lanciare. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è preferibile ritardare l'approccio agli sport di squadra».

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SPORT INDIVIDUALE O DI SQUADRA?

«Se un bambino non ha ancora raggiunto un livello sufficiente di coordinazione o non ha consolidato gli schemi motori di base - prosegue Giulia Cafiero -, potrebbe trovarsi in difficoltà. In questo caso, non solo dovrà gestire movimenti tecnici non ancora acquisiti, ma dovrà farlo anche in relazione agli altri compagni. È vero che gli sport di squadra possono incentivare la socializzazione e la creazione di un gruppo, ma possono anche mettere in difficoltà quei bambini che non possiedono competenze motorie ben sviluppate, in particolare se sono un po' più scoordinati, piccoli o sedentari. Per questo motivo, fino agli otto-dieci anni, è consigliabile orientarsi verso sport individuali e non troppo tecnici, in modo che ogni bambino possa essere seguito singolarmente e con maggiore attenzione, seppur all'interno di un gruppo. Anche il tennis, pur essendo prevalentemente uno sport individuale, richiede un elevato grado di coordinazione che può risultare troppo complesso e poco divertente per bambini meno abituati al movimento».

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OBESITÀ: LO SPORT NON BASTA

In Italia circa il 30% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è obeso o in sovrappeso. In questi casi c'è una tipologia di sport da preferire?

«In linea generale l'approccio allo sport è uguale per tutti, ma è fondamentale ricordarsi che, per quanto utilissimo per controllare il peso corporeo, lo sport da solo non può risolvere il problema del sovrappeso o dell'obesità. È essenziale seguire anche, e soprattutto, un corretto percorso nutrizionale. Troppi genitori si sorprendono quando il bambino non perde peso nonostante l'attività sportiva, ma va considerato che un bambino in sovrappeso fatica di più a muovere la propria massa corporea, si stanca rapidamente e quindi non riesce a svolgere l'attività in modo efficace».

 

MEGLIO LO SPORT SERALE

«Sebbene sia fondamentale avvicinare i bambini all'attività fisica per promuovere uno stile di vita attivo - continua la dottoressa Cafiero -, non si può fare affidamento solo sullo sport per ottenere risultati concreti in termini di perdita di peso. I bambini che fanno movimento spesso sviluppano un maggiore appetito e tendono a mangiare di più subito dopo. Per questo, potrebbe essere utile scegliere l'orario serale per praticare sport, così da avvicinarsi all'ora di cena e ridurre il rischio di merende esagerate dopo un'attività fisica che comporta un dispendio energetico limitato. In generale, è importante incentivare il gioco libero: le linee guida raccomandano almeno un'ora di attività motoria al giorno, e se il bambino viene lasciato libero di muoversi, lo farà spontaneamente e con piacere. Costringerlo a praticare uno sport che non ama e in cui si sente a disagio rischia solo di far naufragare l'abitudine all'attività fisica, trasformandola in una fonte di sofferenza anziché di gioia e soddisfazione».

 

PATOLOGIE E SPORT: COME GESTIRLI?

In caso di patologie croniche, i genitori potrebbero avere dubbi e preoccupazioni riguardo alla partecipazione dei propri bambini ad attività sportive.

«Alcune limitazioni potrebbero esserci, ma questo non significa che sia vietato fare sport: sarà sufficiente imparare a gestire le terapie in relazione al tipo di attività. Ad esempio, per chi soffre di asma allergico sarebbe preferibile praticare sport al chiuso, mentre per i soggetti diabetici andrebbero presi in considerazione sport in cui non si abbia uno sforzo continuativo nel tempo, per evitare le ipoglicemie tardive. Il medico dello sport o lo specialista possono consigliare quale sia lo sforzo più congeniale, istruendo il bambino a gestire qualunque tipo di sport. Certamente per chi ha patologie più importanti è meglio evitare sport in ambienti estremi come l’alta quota, in cui è più difficile gestire l'imprevisto come uno svenimento, una crisi epilettica o un episodio di ipoglicemica».

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CERTIFICATI: QUANDO SERVONO?

Riguardo ai certificati medici necessari per la pratica sportiva, in particolare per distinguere tra sport agonistici e non agonistici, spesso c’è molta confusione.

«Fino ai sei anni non è obbligatorio alcun certificato medico per praticare attività sportiva, mentre successivamente inizia la certificazione non agonistica che può essere rilasciata dal pediatra, dal medico di base o dai medici dello sport. Nonostante l’elettrocardiogramma annuale non sia obbligatorio, è altamente consigliato, così come una visita cardiologica e la misurazione della pressione arteriosa. Per quanto riguarda il certificato agonistico ogni sport in Italia ha una sua età di inizio, decisa dalle singole federazioni. Per il calcio, ad esempio, si parla di dodici anni, per il nuoto e la ginnastica di otto, per la pallavolo dieci e per la pallacanestro undici».

 

QUALI ESAMI FARE?

Quando si pratica uno sport agonistico, cosa cambia in termini di esami e controlli per l’ottenimento del certificato medico?

«La certificazione agonistica, oltre all’esame delle urine, alla misurazione della pressione arteriosa e alla spirometria, prevede un elettrocardiogramma di base e una prova da sforzo che consiste in uno step test in cui, per la durata di tre minuti, bisogna salire e scendere da un gradino, e subito dopo viene effettuato un elettrocardiogramma nella fase di recupero. Ogni sport, poi, può avere alcuni accertamenti integrativi specifici. Dai 35 anni, invece, si ha l’indicazione a sostituire lo sforzo dei tre minuti sullo scalino con un test ergometrico massimale. In generale, quando una persona si approccia a un qualunque tipo di sport praticato in maniera continuativa, anche se la struttura non richiede alcuna certificazione, sarebbe meglio effettuare una visita cardiologica dallo specialista o dal medico dello sport».

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Caterina Fazion
Caterina Fazion

Giornalista pubblicista, laureata in Biologia con specializzazione in Nutrizione Umana. Ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e il Master in Giornalismo al Corriere della Sera. Scrive di medicina e salute, specialmente in ambito materno-infantile


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