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Oncologia
Serena Zoli
pubblicato il 10-10-2023

La salute mentale è un diritto dei malati oncologici



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Una donna su tre con tumore al seno ha sintomi depressivi. Si tratta di una seconda patologia che ha diritto a cure adeguate

La salute mentale è un diritto dei malati oncologici

I malati oncologici hanno “diritto alla salute mentale”, come richiede la Giornata dedicata al benessere emotivo? Oppure quello di cui soffrono a livello fisico è tanto grave da indurre a ignorare le pene dell’animo? Questa seconda posizione è un pregiudizio con una certa diffusione nell’opinione pubblica e, purtroppo, anche in un certo ambito medico specialistico, seppure – specie nei paesi più sviluppati – in sempre minore entità col passare del tempo.

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SERVE UN SUPPORTO PSICOLOGICO

Ilaria Durosini, psiconcologa in quanto psicologa che si occupa di malati di tumore, fa presente che una diagnosi di cancro induce un forte cambiamento psicologico, un diverso sguardo sulla vita e la sua organizzazione, introduce a un percorso spesso lungo di terapie, non sempre indolori. «Paura, rabbia, tristezza e, in diversi casi, depressione sono tra le prime reazioni emotive – osserva la dottoressa Durosini -. A volte anche il corpo stimola questi sentimenti, per esempio se c’è un intervento, le cicatrici da sopportare, o le sofferenze causate da alcune cure. Allora che cosa è importante fare?». Risponde lei stessa che è necessario approntare per questi malati un supporto psicologico da parte di specialisti che possano fare diagnosi in tema di salute mentale e dare inizio a un sostegno sia psicoterapeutico sia farmacologico, a seconda dei casi.

 

L'IMPORTANZA DEI SERVIZI TERRITORIALI

Finché c’è la degenza, tutto questo deve avvenire in ospedale, poi i pazienti possono venire indirizzati verso i servizi territoriali, così come si deve coinvolgere la famiglia se è vicina al malato. Ma tutto questo avviene, nei fatti? «Lo psiconcologo è una figura fondamentale per i pazienti che stanno affrontando un tumore. E’ un elemento chiave per aiutare le persone sia nel periodo effettivo di cura, sia negli anni successivi. Purtroppo a volte i pazienti non ricevono effettivamente questo supporto psicologico. Troppo spesso le necessità emotive non vengono riconosciute e rischiano di rimanere insoddisfatte. E’ fondamentale che venga prevista una reale presenza del supporto psicologico nel percorso di cura - risponde Durosini-. La depressione può inficiare anche la comprensione tra medico e malato, può dunque servire un supporto psicologico anche perché la comunicazione sia più adeguata. Oramai è tramontato il paternalismo del medico che dice al paziente tutto quello che deve fare. Le decisioni devono essere condivise tra più soggetti così che il malato riceva tutte le informazioni per essere in grado di fare le scelte più opportune».

 

IL PREGIUDIZIO ESISTE?

E il pregiudizio che il tumore è una patologia tanto grave da far ritenere non importanti le sofferenze psichiche, dunque da indurre a trascurarle? Quanto è diffuso? Ilaria Durosini respinge questo preconcetto: «No, direi che non è valido. Prendiamo il caso della depressione: il paziente può non avere una buona aderenza alla cura, può seguire stili di vita meno salutari, per esempio con un’alimentazione scorretta o fumando di più, essere meno puntuale con i controlli. Un tale comportamento sabota anche la cura fisica».

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TUMORE AL SENO E DEPRESSIONE

Su un articolo pubblicato il 26 luglio scorso sul giornale scientifico Plos One, revisione di 71 articoli comparsi tra gennaio 2020 e novembre 2021, è risultato che a livello mondiale le donne con tumore al seno soffrono per il 30 per cento di depressione. Le conseguenze delle due patologie contemporanee sono dolore fisico più forte, estrema “fatigue” (il senso di affaticamento classico dei malati oncologici), una peggiore qualità della vita e pure una minore aspettativa di vita rispetto a chi ha il tumore ma non la depressione. La mortalità appare più alta del 25 per cento, che è un valore davvero alto. Plos One certifica anche che il casi di depressione aumentano nelle malate di tumore al seno col crescere dell’età e nei paesi in via di sviluppo. Un’ultima notazione: mentre perdura la terapia la percentuale di depressione è del 32,6 per cento, dopo la fine della cura del 25,7. In parte ad “alimentare” nel tempo il veder nero contribuisce probabilmente la paura di una ricaduta, che tante volte ossessiona chi ha avuto un tumore. 

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Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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