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Neuroscienze
Daniele Banfi
pubblicato il 26-02-2025

Depressione: come si cura? Le novità dalla ricerca



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Dalle nuove molecole alle terapie digitali il trattamento della depressione non è mai stato così efficiente. Fondamentale è l'integrazione di più approcci

Depressione: come si cura? Le novità dalla ricerca

Sei italiani adulti su dieci, secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, soffrono di depressione. Il numero però sale a 9 nei più anziani e addirittura a 30 su 100 tra questi ultimi se gravati da difficoltà economiche. Ma fortunatamente, rispetto al passato, sono aumentate enormemente le possibilità di cura:  i pazienti con disturbo depressivo maggiore infatti possono oggi contare su un ventaglio più ampio di soluzioni, dai farmaci di nuova generazione alle tecnologie digitali, fino a strategie terapeutiche integrate. L’obiettivo è superare i limiti degli antidepressivi tradizionali e offrire interventi più rapidi, efficaci e personalizzati. Quali sono ce lo racconta il professor Andrea Fagiolini, psichiatra del Dipartimento Medicina molecolare e dello sviluppo all'Università degli Studi di Siena.

COME SI CURA LA DEPRESSIONE?

«Ad oggi -spiega l'esperto- le strategie più utilizzate per il trattamento della depressione si basano principalmente su una combinazione di farmaci antidepressivi e psicoterapia. Gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) e gli SNRI (inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina) sono da anni il pilastro del trattamento farmacologico, mentre la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è tra gli approcci psicoterapeutici più efficaci». Tuttavia almeno un terzo dei pazienti non risponde in modo soddisfacente ai farmaci di prima linea, rendendo necessarie strategie alternative come la combinazione di più antidepressivi, la terapia elettroconvulsivante (ECT) per i casi più gravi e, più di recente, la stimolazione magnetica transcranica (TMS).

I LIMITI DEL TRATTAMENTO ATTUALE

«Uno dei principali limiti delle terapie attuali -prosegue Fagiolni- è la lentezza con cui agiscono i farmaci tradizionali, che richiedono settimane prima di mostrare effetti concreti, lasciando il paziente esposto al rischio di peggioramento dei sintomi e suicidio. Inoltre, gli effetti collaterali, tra cui aumento di peso, disfunzioni sessuali e problemi gastrointestinali, spesso portano all’interruzione precoce del trattamento». In molti casi, la depressione si dimostra resistente ai trattamenti standard, creando un bisogno urgente di approcci più mirati e innovativi. Negli ultimi anni, la ricerca ha rivoluzionato la comprensione della malattia, evidenziando il ruolo di diversi sistemi neurotrasmettitoriali oltre alla serotonina, come il glutammato e il GABA. Questo ha portato allo sviluppo di farmaci con meccanismi d’azione alternativi, capaci di agire più rapidamente e in modo più mirato.

I NUOVI ANTIDEPRESSIVI

Tra le novità più rilevanti figurano i modulatori del sistema glutamatergico, come ketamina ed esketamina. «Questi farmaci agiscono sui recettori NMDA, favorendo la neuroplasticità e mostrando un’azione antidepressiva rapida, spesso già dopo poche ore. L’esketamina, somministrata come spray nasale, è approvata anche in Italia per la depressione resistente, rappresentando una svolta per i pazienti che non rispondono agli SSRI tradizionali. Un’altra novità riguarda i modulatori del GABA, tra cui il brexanolone e lo zuranolone, approvati dalla FDA per la depressione post-partum. Il loro meccanismo d’azione offre una soluzione più mirata per le neo-madri, con effetti antidepressivi più rapidi rispetto ai trattamenti standard. Nel campo della serotonina, il gepirone, un agonista selettivo dei recettori 5-HT1A, si distingue dagli SSRI tradizionali per un’azione più mirata e con minori effetti collaterali, come disfunzioni sessuali e aumento di peso» spiega l'esperto.

NON SOLO FARMACI

Ma le novità non si fermano al solo approccio farmacologico. In questi ultimi anni la tecnologia è entrata prepotentemente nel trattamento della depressione. Un esempio è quello delle applicazioni che offrono programmi di terapia cognitivo-comportamentale che i pazienti possono seguire autonomamente o con la supervisione di un terapeuta. Questi strumenti permettono un monitoraggio continuo, adattandosi alle esigenze individuali del paziente. «La pandemia -aggiunge Fagiolini- ha inoltre accelerato l’adozione della telemedicina, rendendo più semplice per i pazienti accedere a cure psicologiche anche in aree remote. Un vantaggio particolarmente utile per pazienti con difficoltà motorie o ansia sociale». Un altro approccio particolarmente promettente è l'utilizzo della realtà virtuale. «Questa tecnica, sperimentata per affrontare sintomi specifici della depressione, come il ritiro sociale e la mancanza di motivazione, consiste in immersioni guidate in ambienti virtuali possono aiutare i pazienti a ristrutturare i loro pensieri negativi e migliorare il loro stato d’animo» spiega l'esperto. Attenzione però a non dimenticare il beneficio del cambiamento nello stile di vita. Strategie basate sull’esercizio fisico, una dieta bilanciata e tecniche di mindfulness stanno dimostrando benefici nel migliorare i sintomi depressivi. L’esercizio fisico, ad esempio, aumenta i livelli di endorfine e BDNF (fattore neurotrofico derivato dal cervello) favorendo il benessere mentale.

INTEGRARE STRATEGIE DIFFERENTI

«Il futuro del trattamento della depressione si sta orientando verso cure su misura, capaci di adattarsi alle esigenze specifiche di ogni paziente. L’uso di farmaci innovativi, la digitalizzazione delle terapie e l’integrazione di diverse strategie terapeutiche stanno trasformando radicalmente la gestione della malattia, offrendo nuove speranze a milioni di persone nel mondo» conclude Fagiolini.

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista del Magazine di Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza ottenuto presso l'Università La Sapienza di Roma. In questi anni ha seguito i principali congressi mondiali di medicina (ASCO, ESMO, EASL, AASLD, CROI, ESC, ADA, EASD, EHA). Tra le tante tematiche approfondite ha raccontato l’avvento dell’immunoterapia quale nuova modalità per la cura del cancro, la nascita dei nuovi antivirali contro il virus dell’epatite C, la rivoluzione dei trattamenti per l’ictus tramite la chirurgia endovascolare e la nascita delle nuove terapie a lunga durata d’azione per HIV. Dal 2020 ha inoltre contribuito al racconto della pandemia Covid-19 approfondendo in particolare l'iter che ha portato allo sviluppo dei vaccini a mRNA. Collabora con diverse testate nazionali.


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