NOTE BIOGRAFICHE
• Nata a Como nel 1984
• Laureata in Biologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca
• PhD in Scienze Farmacologiche all’Università di Ginevra (Svizzera)
• Nata a Como nel 1984
• Laureata in Biologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca
• PhD in Scienze Farmacologiche all’Università di Ginevra (Svizzera)
I linfomi non-Hodgkin sono un gruppo eterogeneo di tumori, tra le più frequenti neoplasie ematologiche. Nonostante i miglioramenti nella risposta terapeutica a seguito dell’introduzione dell’anticorpo monoclonale anti-CD20 (Rituximab) ancora un elevato numero di pazienti va incontro a ricadute con ridotte possibilità di sopravvivenza.
È stato dimostrato che cicli di dieta mima-digiuno proteggono le cellule normali, ma non il cancro, dalla citotossicità dei farmaci chemioterapici. Questo effetto è dovuto alla capacità delle cellule normali di entrare in “modalità protettiva” abbassando la proliferazione cellulare, attraverso una riduzione della segnalazione intracellulare che coinvolga le reti PI3K/mTOR e Ras/MAPK. Al contrario, le cellule tumorali perdono questa capacità, e restano quindi sensibili al trattamento farmacologico.
Utilizzando sia modelli in vitro che in vivo, il progetto si propone di sviluppare nuove strategie terapeutiche volte ad aumentare l’efficacia delle cure e a diminuire la tossicità dei tradizionali protocolli chemioimmunoterapici utilizzati contro i LNH. Grazie a cicli di dieta mima-digiuno precedenti i trattamenti chemioterapici si intende così incrementare la specificità terapeutica e potenziare il sistema immunitario del paziente. Lo studio ha inoltre l’obiettivo di chiarire i meccanismi molecolari regolati dalla FMD in modo da ottimizzarne l’applicazione clinica.
Istituto FIRC di Oncologia Molecolare di Milano
Numerosi gruppi di ricerca hanno ormai dimostrato che l’esposizione a due o più giorni di restrizione calorica (Short-Term Starvation: STS), caratterizzata da bassi livelli di glucosio nel siero (per le colture cellulari) o da una dieta a base di sola acqua (negli animali da laboratorio), protegge le cellule normali, ma non quelle tumorali, dagli effetti tossici dei farmaci chemioterapici, aprendo la strada a nuovi e promettenti approcci clinici per diverse malattie, tra cui i linfomi. L’obiettivo del progetto è analizzare l’effetto di una restrizione calorica, precedente al trattamento con farmaci chemio-immunoterapici (CHOP, rituximab, R-CHOP), nelle più diffuse tipologie di linfoma non-Hodgkin di tipo B quali: linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), linfoma follicolare (LF) e linfoma di Burkitt (LB). Utilizzando sia modelli in vitro (colture cellulari) che in vivo (modelli murini), il progetto si propone di sviluppare nuove strategie terapeutiche volte ad aumentare l’efficacia delle cure e a diminuire la tossicità dei tradizionali protocolli chemio-immunoterapici utilizzati. Grazie a cicli di restrizione calorica precedenti ai trattamenti chemioterapici si intende così incrementare la specificità terapeutica e potenziare il sistema immunitario del paziente. Lo studio ha inoltre l’obiettivo di chiarire i meccanismi molecolari regolati dalla restrizione calorica in modo da ottimizzarne l’applicazione clinica.
Istituto FIRC di Oncologia Molecolare di Milano