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Neuroscienze
Daniele Banfi
pubblicato il 28-02-2025

Epilessie rare: l’importanza di diagnosi precoce e trattamenti mirati



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Spesso dovute a mutazioni genetiche, le epilessie rare richiedono diagnosi precoce per limitare danni al neurosviluppo e cure mirate, dai farmaci alla chirurgia

Epilessie rare: l’importanza di diagnosi precoce e trattamenti mirati
Sebbene siano poco conosciute, le epilessie rare rappresentano una sfida significativa per la neurologia e la medicina di precisione. Dietro il nome “epilessia”, infatti, si nascondono numerose condizioni molto differenti tra loro. Per comprendere lo stato dell’arte sulle cause e sulle possibili terapie, in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Rare, abbiamo intervistato il professor Flavio Villani, direttore dell’Unità di Neurofisiopatologia del Policlinico San Martino di Genova e vice presidente di LICE, Lega Italiana contro l’Epilessia.
 
 

CHE COSA SONO LE EPILESSIE RARE?

«Le epilessie rare -spiega Villani- sono un gruppo eterogeneo di patologie neurologiche caratterizzate da crisi epilettiche ricorrenti, spesso resistenti ai trattamenti farmacologici convenzionali. A differenza delle epilessie più comuni, queste forme sono spesso causate da mutazioni genetiche e si manifestano precocemente, nei primi anni di vita». Complessivamente le epilessie rare colpiscono circa 1 persona su 2 mila ma la loro incidenza varia in base alla specifica sindrome. Tra le forme meglio caratterizzate vi sono la sindrome di Dravet e la sindrome di Lennox-Gastaut.
 
Grazie ai progressi della genetica oggi sappiamo che molte epilessie rare hanno una chiara origine genetica, identificabile attualmente in circa il 40% dei casi. «Ad oggi -spiega l’esperto- sono note circa 160 forme di epilessie rare. Le mutazioni associate possono alterare diversi meccanismi biologici portando ad una ipereccitabilità delle cellule nervose, i neuroni, caratteristica principale delle epilessie».
 
 

DAI DIFETTI “ELETTRICI” ALLE ALTERAZIONI STRUTTURALI

In linea di massima le epilessie di origine genetica possono essere suddivise in tre grandi categorie. La prima riguarda mutazioni che influenzano il segnale elettrico. «Alcuni geni -spiega Villani - regolano il funzionamento dei canali ionici, particolari elementi molecolari responsabili del controllo dell’eccitabilità dei neuroni. Mutazioni in geni come SCN1A (sindrome di Dravet) o KCNQ2 alterano il bilancio tra eccitazione e inibizione neuronale, favorendo l'insorgenza delle crisi epilettiche».
 
La seconda riguarda mutazioni che influenzano il metabolismo cerebrale. «Alcune epilessie rare derivano da difetti nei meccanismi metabolici del cervello. È il caso della deficienza di GLUT1, in cui una mutazione nel gene SLC2A1 compromette il trasporto del glucosio ai neuroni, privandoli della loro principale fonte di energia, Questo genera un alterato funzionamento del neurone che può sfociare nella crisi epilettica e in altri disturbi neurologici» aggiunge Villani.
 
La terza riguarda mutazioni che influenzano la struttura anatomica cerebrale. «Alcune sindromi epilettiche rare -spiega l'esperto- sono causate da alterazioni nello sviluppo del cervello come nel caso della Sclerosi Tuberosa, dove mutazioni nei geni TSC1 e TSC2 provocano la formazione di lesioni anomale nella corteccia cerebrale che generano così le crisi epilettiche».
 
 

CURE SU MISURA

La cura delle epilessie rare, proprio in virtù delle così ampie differenze tra le diverse forme, è complessa e richiede un approccio multidisciplinare. I trattamenti possono prevedere l’utilizzo di farmaci anticrisi, ma anche, in casi selezionati, la chirurgia, volta ad eliminare il focolaio epilettico da cui tutto origina. «Quest’ultimo approccio prevede la somministrazione di farmaci mirati a seconda della mutazione di origine. Si tratta di una vera e propria cura personalizzata. In questo caso però è fondamentale risalire alla mutazione genetica che è causa della malattia» spiega Villani. Fortunatamente in questi ultimi anni la ricerca ha portato allo sviluppo di farmaci specifici ma rimangono ancora preponderanti le forme senza una cura specifica. «In aggiunta a queste due strategie -aggiunge l’esperto- c’è anche l’approccio alimentare. Alcune forme di epilessia, specie quelle metaboliche, possono essere affrontate anche con alcuni regimi alimentari specifici».
 
 

DIAGNOSI PRECOCE FONDAMENTALE

Una degli aspetti più importanti nella gestione dell’epilessia è la diagnosi precoce. Individuare l’epilessia il prima possibile è fondamentale per prevenire danni irreversibili al cervello in via di sviluppo. «Nei bambini, la plasticità cerebrale permette al sistema nervoso di adattarsi e compensare alcuni deficit, ma solo se la diagnosi e il trattamento avvengono tempestivamente. Ritardare l’inizio di una terapia adeguata può aggravare i disturbi del neurosviluppo, quali  disabilità cognitive e motorie, spesso presenti in questi casi con gravi effetti sulla qualità della vita delle persone affette. Ma per farlo -ed accedere alle cure- sono altrettanto di fondamentale importanza i centri a cui rivolgersi. Le epilessie rare infatti richiedono un approccio altamente specializzato e multidisciplinare, disponibile solo nei centri specializzati per la diagnosi e la cura dell’epilessia. La LICE ne riconsoce circa 70 su tutto il territorio nazionale» conclude Villani.
 
 

GARANTIRE PERCORSI DI ASSISTENZA

Ma oltre all’aspetto puramente terapeutico, non bisogna dimenticare che alcune forme di epilessia richiedono un approccio che va oltre l’aspetto medico. Emblematiche le parole di Isabella Brambilla, Presidente CREA Complex and Rare Epilepsies Alliance e Presidente Dravet Italia Onlus: «Ogni giorno, chi vive con queste condizioni, affronta una realtà fatta di sofferenza e di lotte quotidiane, e le famiglie si trovano ad affrontare un peso che troppo spesso non viene riconosciuto e supportato. Le necessità dei pazienti sono tante e richiedono un approccio terapeutico altamente specializzato e multidisciplinare - presso i centri di riferimento che possono proporre e condividere le terapie più efficaci, proporre nuovi farmaci, coordinare e monitorare nel tempo gli interventi farmacologici e riabilitativi- e che prosegua per tutto il percorso di vita senza interruzioni. La transizione dai percorsi di cura pediatrici a quelli adulti è un passaggio cruciale per evitare che i pazienti più giovani, una volta diventati adulti, rimangano senza un supporto adeguato. La diagnosi tempestiva, inoltre, deve essere estesa anche a chi oggi, da adulto, non ha mai ricevuto una risposta. Solo con un supporto socioassistenziale mirato possiamo davvero fare la differenza. L'inclusione delle epilessie rare e complesse nel dibattito parlamentare è un passo importante, ma ora è il momento di accelerare e tradurre le parole in azioni concrete. È fondamentale il riconoscimento formale della disabilità, l'aggiornamento dei LEA con l'inclusione di tutte le encefalopatie epilettiche, e il rilancio del dibattito parlamentare Disegno di Legge sull'Epilessia. Solo con queste misure riusciremo a garantire ai pazienti le stesse opportunità di inclusione sociale di cui hanno diritto e, soprattutto, il diritto per loro e le loro famiglie ad una vita più dignitosa, serena e senza ulteriori ostacoli».
Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista del Magazine di Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza ottenuto presso l'Università La Sapienza di Roma. In questi anni ha seguito i principali congressi mondiali di medicina (ASCO, ESMO, EASL, AASLD, CROI, ESC, ADA, EASD, EHA). Tra le tante tematiche approfondite ha raccontato l’avvento dell’immunoterapia quale nuova modalità per la cura del cancro, la nascita dei nuovi antivirali contro il virus dell’epatite C, la rivoluzione dei trattamenti per l’ictus tramite la chirurgia endovascolare e la nascita delle nuove terapie a lunga durata d’azione per HIV. Dal 2020 ha inoltre contribuito al racconto della pandemia Covid-19 approfondendo in particolare l'iter che ha portato allo sviluppo dei vaccini a mRNA. Collabora con diverse testate nazionali.


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