Chiudi
Cardiologia
Cinzia Pozzi
pubblicato il 05-08-2013

Se l'obesità è duratura il cuore rischia di più



Aggiungi ai preferiti

Registrati/accedi per aggiungere ai preferiti

La probabilità di sviluppare complicanze cardiovascolari aumenta per ogni anno vissuto con l’obesità. Lo conferma uno studio su JAMA. Parola d’ordine: prevenzione. E agire subito su chi è già in sovrappeso

Se l'obesità è duratura il cuore rischia di più

La probabilità di sviluppare complicanze cardiovascolari aumenta per ogni anno vissuto con l’obesità. Lo conferma uno studio su JAMA. Parola d’ordine: prevenzione. E agire subito su chi è già in sovrappeso

Convivere con i chili in eccesso per qualche anno oppure per decenni può fare la differenza per la salute di arterie e coronarie in età adulta: per ogni anno vissuto nella fascia dell’obesità aumenta del 2-4% il rischio di aterosclerosi. Lo hanno scoperto i ricercatori di cinque istituti di ricerca statunitensi, in uno studio durato 25 anni e pubblicato su JAMA.

IL TEMPO, PESA- Ma perchè la durata dell’obesità peserebbe sul cuore? Il meccanismo non è chiaro. Il legame tra obesità e malattie cardiovascolari, invece, è noto: ipertensione, ipercolesterolemia e trigliceridi alti sono alcuni fattori di rischio per l’infarto, frequentemente riscontrati in chi è sovrappeso. Nello studio i ricercatori hanno ricostruito il rischio cardiaco di 3.275 giovani adulti, inzialmente normopeso, valutandone periodicamente la calcificazione coronarica, ovvero l’indurimento delle arterie per deposizione di materiale adiposo che può innescare infarti e ictus. I risultati: doppio il rischio in chi è diventato obeso, maggiore con obesità protratta per 20 anni o più. La durata è, quindi, un parametro predittivo nuovo e anche più attendibile di altri: il rischio calcolato, infatti, è risultato indipendente da IMC e circonferenza addominale.

IMC E CIRCONFERENZA ADDOMINALE- In principio era solo l’indice di massa corporea la misura antropometrica di riferimento per diagnosticare l’obesità. Ne è nata tabella: si è normopeso con IMC tra 18.5 e 24.9, in sovrappeso da 25.0 a 29.9, e con diverso grado di obesità se si supera il limite di 30.0. L’IMC calcola il peso riferito all’altezza espressa al quadrato, dando indicazione della robustezza del soggetto, ma non tiene conto della massa grassa e muscolare: un culturista, ad esempio, ha un IMC molto alto, dovuta al peso della muscolatura, ma non è certo sovrappeso. Evidenze scientifiche hanno poi dimostrato che per la previsione dei rischi cardiaci conta la distribuzione del grasso nel corpo: più esposti i soggetti ‘a mela’, con accumulo di grasso viscerale, rispetto a chi è ‘a pera’, a parità di IMC. Il primo studio a dimostrarlo è stato pubblicato, lo scorso mese, sul Journal of the American College of Cardiology e ha coinvolto oltre 3 mila americani di mezza età, uomini e donne. Ora la variabile temporale si inserisce nell’elenco dei parametri predittivi, balzando al primo posto.  

L’OBESITA’ E’ UNA MALATTIA- E non solo un fattore di rischio per ictus, infarto, diabete e altre patologie. Lo ha stabilito a chiare lettere l’Associazione medica americana. Come può essere definita, oggi, l’obesità? «Un insieme di alterati parametri morfometrici, come l’indice di massa corporea e la circonferenza addominale. Caratterizzata da una storia di peso alterato protratta nel tempo e da meccanismi fisiopatologici estremamente complicati, nel sistema nervoso centrale e periferico che regolano il metabolismo basale, molto studiati ma non ancora ben caratterizzati», spiega Enzo Nisoli, presidente della Società Italiana dell’Obesità. Un quadro ben più complesso del semplice accumulo di chili in eccesso.

GIOCARE D’ANTICIPO- A fronte delle (poche) strategie per combattere l’obesità - la chirurgia bariatrica è la più accreditata - l’introduzione della variabile-tempo proclama quella più valida: la prevenzione, «cioè non fare ingrassare i bambini e intervenire subito sui pazienti in sovrappeso, soprattutto se in giovane età». Il sovrappeso predispone a un continuo accumulo di chili che, in alta percentuale, sfocia nell’obesità con gli anni. «Oltre un certo grado di obesità, non ancora determinato, è quasi impossibile dimagrire. Alla base, alterazioni metaboliche consolidate difficili da revertire. Nel sovrappeso la situazione non è ancora così compromessa, per questo è importante intervenire tempestivamente».

Cinzia Pozzi


Articoli correlati


In evidenza

Torna a inizio pagina