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Fabio Di Todaro
pubblicato il 16-10-2013

In arrivo Mers, il virus che sta contagiando l’Europa



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Appartenente alla famiglia della Sars, e proveniente dal Medio Oriente il virus sta preoccupando anche l’Italia per la sua rapida espansione

In arrivo Mers, il virus che sta contagiando l’Europa

Non è ancora un’epidemia, ma l’aumento dei casi di contagio e la mancanza di informazioni sulla via di trasmissione stanno portando le autorità nazionali a tenere gli occhi ben aperti.

A preoccupare è il trend di crescita dei contagi da virus Mers, stessa famiglia della Sars (coronavirus), per esteso sindrome respiratoria del Medio Oriente: un’infezione virale simile a quella che, a partire dalla Cina, s’allargò a macchia d’olio tra il novembre del 2002 e il luglio del 2006 (800 vittime), ma dai contorni poco chiari.

COSA E' LA MERS

Da giugno dell’anno scorso a oggi, la Mers ha causato 136 infezioni umane con 58 casi di morte: quasi un paziente ogni due. Troppi per non alzare l’allerta delle principali istituzioni coinvolte nell’epidemiologia delle malattie infettive: l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia, e lo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) a livello continentale. Il virus dimostra grande affinità per le cellule epiteliali dell’apparato respiratorio e può provocare da semplici raffreddori a gravi disturbi respiratori. Diversi pazienti, però, hanno avvertito anche sintomi gastrointestinali e insufficienza renale.


QUALE ORIGINE?

La mancata comprensione delle modalità di trasmissione del virus rende complicato capire se i diversi episodi registrati anche in Europa possano essere ricollegati alla stessa epidemia. «Siamo di fronte ad una emergenza sanitaria mondiale.

Non si tratta di un problema che un singolo paese possa contenere entro i propri confini o che possa facilmente gestire», ripeteva nelle scorse settimane Margaret Chan, il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità. Pipistrelli, cammelli, dromedari?

Il primo passo nella comprensione della malattia è riconoscere la fonte dell’infezione. Mancano riscontri di contagio diretto, ma è più probabile che siano stati i pipistrelli a veicolare il virus e a infettare, eventualmente, i cammelli, nel cui siero sono stati riscontrati gli anticorpi specifici.

Nessuna conferma del contagio interumano, anche se alcuni specialisti ipotizzano che sia possibile in seguito a contatti ravvicinati e prolungati. Non si è esclude che il virus possa essere trasmesso con maggior facilità in ambito ospedaliero. 

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Secondo l’Ecdc, «il rischio di importazione nell’Unione europea della sindrome respiratoria da coronavirus in Medio Oriente (Mers) continua e potrebbe aumentare come risultato della recente trasmissione in Arabia Saudita e del crescente numero di visitatori che, durante l’intero mese di ottobre, dall’Europa si recheranno alla Mecca in pellegrinaggio». Fino a oggi sono stati unicamente riportati casi che hanno contratto l’infezione in Medio Oriente o in cui è stato documentato un legame diretto con casi primari che hanno contratto l’infezione in questa regione.

Il primo caso di contagio in Italia risale al 31 maggio scorso: ad accusare la Mers un citaddino straniero di 45 anni residente in Toscana, ma reduce da un viaggio di un mese e mezzo in Giordania. Un’altra dozzina di casi, a Firenze, sono stati diagnosticati a metà giugno: per fortuna senza gravi conseguenze. Pochi giorni fa il Ministero della Salute ha diramato una circolare interna per chiedere «la massima sorveglianza delle malattie respiratorie acute e notificare tempestivamente all’Organizzazione Mondiale della Sanità eventuali nuovi casi di malattia».

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Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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